Messaggio per la 34ª Giornata
Nazionale per la vita
“Giovani aperti alla vita”
La vera
giovinezza risiede e fiorisce in chi non si chiude alla vita. Essa è
testimoniata da chi non rifiuta il suo dono – a volte misterioso e delicato –
e da chi si dispone a esserne servitore e non padrone in se stesso e negli
altri. Del resto, nel Vangelo, Cristo stesso si presenta come “servo” (cfr Lc
22,27), secondo la profezia dell’Antico Testamento. Chi vuol farsi padrone
della vita, invecchia il mondo.
Educare i giovani a cercare la vera
giovinezza, a compierne i desideri, i sogni, le esigenze in modo profondo, è
una sfida oggi centrale. Se non si educano i giovani al senso e dunque al
rispetto e alla valorizzazione della vita, si finisce per impoverire
l’esistenza di tutti, si espone alla deriva la convivenza sociale e si
facilita l’emarginazione di chi fa più fatica. L’aborto e l’eutanasia sono le
conseguenze estreme e tremende di una mentalità che, svilendo la vita, finisce
per farli apparire come il male minore: in realtà, la vita è un bene non
negoziabile, perché qualsiasi compromesso apre la strada alla prevaricazione su
chi è debole e indifeso.
In questi anni non solo gli indici
demografici ma anche ripetute drammatiche notizie sul rifiuto di vivere da
parte di tanti ragazzi hanno angustiato l’animo di quanti provano rispetto e
ammirazione per il dono dell’esistenza.
Sono molte le situazioni e i
problemi sociali a causa dei quali questo dono è vilipeso, avvilito, caricato
di fardelli spesso duri da sopportare. Educare i giovani alla vita significa
offrire esempi, testimonianze e cultura che diano sostegno al desiderio di
impegno che in tanti di loro si accende appena trovano adulti disposti a
condividerlo.
Per educare i giovani alla vita
occorrono adulti contenti del dono dell’esistenza, nei quali non prevalga il
cinismo, il calcolo o la ricerca del potere, della carriera o del divertimento
fine a se stesso.
I giovani di oggi sono spesso in
balia di strumenti – creati e manovrati da adulti e fonte di lauti guadagni –
che tendono a soffocare l’impegno nella realtà e la dedizione all’esistenza.
Eppure quegli stessi strumenti possono essere usati proficuamente per
testimoniare una cultura della vita.
Molti giovani, in ogni genere di
situazione umana e sociale, non aspettano altro che un adulto carico di
simpatia per la vita che proponga loro senza facili moralismi e senza ipocrisie
una strada per sperimentare l’affascinante avventura della vita.
È una chiamata che la Chiesa sente
da sempre e da cui oggi si lascia con forza interpellare e guidare. Per
questo, la rilancia a tutti - adulti, istituzioni e corpi sociali -, perché chi
ama la vita avverta la propria responsabilità verso il futuro. Molte e
ammirevoli sono le iniziative in difesa della vita, promosse da singoli,
associazioni e movimenti. È un servizio spesso silenzioso e discreto, che però
può ottenere risultati prodigiosi. È un esempio dell’Italia migliore, pronta ad
aiutare chiunque versa in difficoltà.
Gli anni recenti, segnati dalla
crisi economica, hanno evidenziato come sia illusoria e fragile l’idea di un
progresso illimitato e a basso costo, specialmente nei campi in cui entra più
in gioco il valore della persona. Ci sono curve della storia che incutono in
tutti, ma soprattutto nei più giovani, un senso di inquietudine e di
smarrimento. Chi ama la vita non nega le difficoltà: si impegna, piuttosto, a
educare i giovani a scoprire che cosa rende più aperti al manifestarsi del suo
senso, a quella trascendenza a cui tutti anelano, magari a tentoni. Nasce così
un atteggiamento di servizio e di dedizione alla vita degli altri che non può
non commuovere e stimolare anche gli adulti.
La vera giovinezza si misura nella
accoglienza al dono della vita, in qualunque modo essa si presenti con il
sigillo misterioso di Dio.
Roma, 4 novembre 2011, Memoria di
San Carlo Borromeo
CONSIGLIO
EPISCOPALE PERMANENTE